L’obesità infantile e le abitudini sbagliate


Tratto da Giuseppe Stefano Morino
Unità Operativa di Educazione Alimentare – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Spesso vediamo un bambino ingrassare pur non assumendo quantità esagerate di cibo. Questo perché nel 97-98% dei casi l’obesità infantile è legata all’associazione di fattori diversi:

  • Costituzione (familiarità: un bambino con entrambi i genitori obesi ha l’80% di probabilità maggiore di andare incontro al sovrappeso con possibili evoluzioni verso l’obesità);
  • Abitudini alimentari sbagliate con ritmo dei pasti alterati o selettività per certi alimenti;
  • Sedentarietà.

La restante percentuale (2-3%) è legata a cause di altra natura:

  • Genetiche (sindromi in cui frequentemente si associano obesità – bassa statura – ritardo mentale);
  • Ormonali (è assai raro che in età pediatrica l’obesità dipenda da un cattivo funzionamento della tiroide);
  • Cure farmacologiche prolungate (ad esempio cortisone assunto a grandi dosi per anni).

Studi effettuati sulle abitudini alimentari di bambini in sovrappeso hanno evidenziato:

  • Eccessi di proteine (in particolare di derivazione animale), grassi e zuccheri aggiunti;
  • Carenze di carboidrati complessi e di fibre (frutta, verdura e legumi);
  • Ritmi di alimentazione sbagliati (colazione spesso assente, spuntini o merende molto ricche, spizzicare continuo, doppi secondi piatti ai pasti principali).

In questi casi risulta fondamentale indirizzare il più precocemente possibile il bambino verso corrette abitudini alimentari senza demonizzare alcun cibo.
Altrettanto importante è stimolare il bambino al maggior consumo energetico possibile attraverso la pratica di uno sport ma soprattutto con l’abitudine al movimento spontaneo – scale a piedi, passeggiate etc.
Il bambino deve evitare di stare seduto per ore davanti allo schermo della televisione o del computer. È documentato il rapporto diretto tra sovrappeso e ore trascorse davanti al televisore.


In alcuni casi è vero che si riduce, parte del soprappeso con l’accrescimento staturale rapido che si ha nel periodo dell’adolescenza, gli studi più recenti ci dicono però che questo non è sempre vero.

Nella maggior parte dei casi, il problema persiste. Quanto più precocemente si presenta il sovrappeso (“mio figlio è stato sempre grosso”) e quanto più rapidamente un bambino acquista peso, tanto più facilmente sarà obeso anche da adulto, se non si interviene presto.

Soprattutto se vi è una familiarità (un bambino con i genitori obesi ha l’80% di probabilità maggiore di andare incontro al sovrappeso), se vi sono abitudini alimentari scorrette, se il bambino non pratica sufficiente attività fisica.

Se l’obesità è il prodotto di familiarità, abitudini alimentari incongrue e scarso movimento appare evidente che il problema non è iniziare precocemente una dieta ipocalorica, ma aiutare il ragazzo a modificare il proprio stile di vita.
L’approccio ritenuto più corretto è allora rappresentato dallo stimolo al movimento associato ad una corretta alimentazione.

Un approccio basato sul cambiamento dello stile di vita funziona in età pediatrica se viene coinvolta tutta la famiglia.

Spesso il rifiuto del problema da parte del bambino deriva dal sentirsi già a disagio, da esperienze precedenti negative, dal differente approccio al problema dei genitori o dei nonni.

Avere tutta la famiglia che tenta qualche esperienza di cambiamento

diviene uno stimolo positivo per il ragazzo che sperimenta in questo modo percorsi nuovi.




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